Trademarks, Brands, Patents, Designs, Made in Italy, Copyrights, Competition Law, Contracts and Enforcement

31 luglio 2006

Solo il Lusso non tradisce il Made in Italy

Lorenzo Litta


L'Inglese "Interbrand" ha recentemente stilato la classifica dei "Top 100" dei Brand mondiali. Al primo posto figura, ancora una volta, la Coca-Cola. In generale sono le Multinazionali a Stelle e strisce a monopolizzare i primi posti. E gli italiani? Solo 4 rientrano in classifica: Gucci, Bulgari, Prada e Armani. Rispettivamente ai posti 46, 95, 96, 97. Il lusso Made In Italy continua ad avere un buon successo a livello internazionale. E a difendere l'immagine del Bel Paese nel Mondo. E se Gucci punta sugli accessori, il marchio Prada attraverso la America's Cup e Luna Rossa (seguendo l'esempio di Louis Vuitton, 17esimo in classifica per Interbrand, che sponsorizza la manifestazione) raggiunge agilmente il grande pubblico. Armani ha invece diversificato (con una politica di Brand - stretching) con cioccolatini e design per la cucina. Diverso il caso di Bulgari. Da "semplice" casa di gioielli con una precisa attività di Brand - Placement si è trasformata in uno dei massimi simboli di ciò che è esclusivo. Chi non ricorda il cronografo di James Bond? D'altronde il Ricettore sceglie un brand piuttosto che un altro non solo perchè si innamora del prodotto e del segno che lo contraddistingue (come sostiene l'amministratore delegato di Bulgari Francesco Trapani), ma anche per il significato che quel prodotto associato a quel segno può assumere.

3 commenti:

Mauro II ha detto...

Campioni del mondo? Non tra i grandi brand globali!

Tra i primi 100 brand globali ad elevato valore economico solo 4 rappresentano il tricolore…Gucci [46°], Prada [95°], Bulgari [96°] ed Armani [97°]! È la classifica annuale stilata da Interbrand, una delle più importanti società di brand consultancy che vede collocarsi ai primi 5 posti altrettanti marchi statunitensi (Coca-Cola, Microsoft, Ibm, Ge e Intel). [Fonte IlSole24ore, 29 luglio 2006, p. 18].
Solo il lusso del made in Italy è in grado di competere a livello mondiale: la classifica Interbrand potrebbe per certi versi rispecchiare il panorama delle imprese del nostro Paese dove mancano colossi della tecnologia e dell’informatica, ma anche grandi multinazionali dell’auto e dell’alimentare.
Il potenziale del made in Italy è molto alto, ma ancora poche sono le imprese che hanno deciso di investire con coraggio non solo nella protezione, ma anche nella promozione dei propri assets intangibili.
Questi dati confermano quanto ricordatoci dall’Avv. Marzano de Marinis, funzionario OMPI, dip. Small & Medium Enterprises che abbiamo conosciuto in occasione del tour istituzionale (Alicante UAMI – Monaco EPO – Ginevra OMPI), organizzato dal Prof. Sandri e dall’ICE a conclusione della fase d’aula del corso: le medie e piccole imprese, ed in particolare quelle italiane, tendono a vedere la proprietà industriale come mero strumento passivo di protezione.
I beni di proprietà industriale possono rappresentare qualcosa di più. Possono, in un approccio dinamico, costituire un’innovativa forma di promozione e di strategia aziendale. È una sfida da raccogliere per chi vuole essere esperto di proprietà industriale e, perché no, per chi vuole diventare un super manager. La raccogliamo?

laura ha detto...

Mi stupisce non poco che tra i grandi non ci sia FERRARI!!!
In ogni caso concordo in pieno con il super manager del corso... bisognerebbe svegliare queste imprese "timide" e "sonnolente"...il potenziale è alto, manca la lungimiranza, forse, o il coraggio, come dice Mauro II...

Blogmaster ha detto...

Tutti sono sorpresi dall'assenza della Ferrari... bisognerebbe conoscerere meglio i parametri utilizzati nella valutazione da Interbrand per gridare allo scandalo dell'assenza delle Rosse Nazionali!